Social – Quando lo sport diventa il tribunale della rete

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Il calcio, si sa, da sempre regala gioie e dolori. Ogni tifoso è libero di supportare la propria squadra nei momenti positivi e di contestare la stessa nei momenti negativi. Spesso però, si tende ad andare oltre. I social negli ultimi anni stanno dando l’opportunità a chiunque di esprimersi, creando situazioni che arrivano a concludersi addirittura in tribunale. L’operato di una società, di una squadra o di un allenatore è libero di essere criticato da chiunque, ma quando si oltrepassa il limite lavorativo e si attacca quello personale, si arriva all’assurdo. È quello che sta accadendo in questi mesi a Reggio Calabria. Il tecnico della Reggina, Agenore Maurizi, è stato attaccato ripetute volte sia sui social che allo stadio, da pseudo-tifosi che sono andati oltre la semplice contestazione del tecnico, arrivando ad insultare anche pesantemente quello che è l’Agenore Maurizi uomo. Stessa storia per quanto riguarda la persona di Mimmo Praticò, presidente della squadra. In una conferenza recente, è stato il patron della Reggina stesso a dichiarare che alcune pesanti accuse fatte alla sua persona, finiranno per essere chiarite in Tribunale. Una risposta lecita a chi perde l’unica cosa che ci distingue dagli animali: il rispetto per il prossimo. Il calcio dovrebbe essere uno sport che  unisce, non una guerra inutile combattuta dietro un monitor. Il tifo vero non è quello che si predica dietro una tastiera, ed il tifoso vero non giudica tramite un computer. La critica nasce da quando la libertà di stampa è stata introdotta in un paese libero come quello che è l’Italia; gli attacchi personali nascono li dove l’intelligenza cessa di esistere.

 

Foto: dal web