L’ORA DELLE SCELTE

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Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Spunti di riflessione: l’editoriale esce con qualche ora di ritardo rispetto al solito poiché chi vi scrive, al termine della gara di sabato pomeriggio, ha indugiato nell’esprimere giudizi o fare considerazioni, a causa dell’andamento stesso della partita, nonché delle reazioni che la stessa ha suscitato nell’ambiente amaranto.

Discernere sulla cronaca della gara sarebbe pleonastico: dal punto di vista tecnico, invece, le indicazioni possono essere molte e variegate. Intanto, come avevamo anticipato prima della gara, il Bisceglie era avversario certamente di buon livello, ma ampiamente alla portata degli uomini di Maurizi che, e questo è un dato da rimarcare, hanno cercato per tutti i novanta e passa minuti di fare la partita, e lo hanno fatto giocando a calcio, palla a terra e tentando insistentemente di manovrare nello stretto, sempre partendo dalla difesa. Ma tutto questo non è bastato a sbloccare lo 0-0, e dunque c’è da chiedersi il perché.

Queste 16 giornate fin qui disputate non possono certamente rivelarci come finirà il campionato, ma hanno dato messaggi ed indicazioni più o meno chiare: per quel che ci riguarda da vicino, appare sufficientemente chiaro che la Reggina di quest’anno non è compagine che possa vincere il campionato; nondimeno, il campo ci ha suggerito (o almeno e ciò che riteniamo di credere) che siamo in grado, in gara secca, di competere con tutti, ma proprio tutti i nostro avversari del girone meridionale. Ad una condizione però: bisogna affrontare le partite con il medesimo piglio, altrimenti diventiamo una squadra normale, che con la sua inesperienza dovuta ad un’età media estremamente bassa rischia di non essere al livello delle altre. E con il Bisceglie, probabilmente, è successo proprio questo.

È chiaro che, realisticamente, sarebbe impossibile chiedere alla squadra di avere il sangue agli occhi per 36 partite, non ci riesce quasi nessuno in nessun campionato di nessun paese. Tuttavia la “perfezione” va comunque cercata, e sta al tecnico capire se, in determinati momenti, qualche calciatore non si trova in condizioni psicofisiche necessarie allo scopo: tanto più riusciremo ad alzare il profilo mentale per tutte le componenti, maggiori saranno le soddisfazioni che raccoglieremo a fine anno. Ci troviamo probabilmente davanti ad un crocevia determinante per l’esito della stagione, e ci sembra sia arrivato il momento di decidere ciò che vogliamo diventare da grandi, in modo da poter vivere un prosieguo di campionato che sia brillante e, nei limiti del possibile, ambizioso, piuttosto che cadere nell’anonimato o, peggio, nelle sofferenze già vissute nel recente passato: la “scelta”, se si può definire tale, spetta a tecnico, squadra e società, ma non solo.

Ci vediamo infatti costretti ad affrontare nuovamente la questione ambientale che ruota attorno alla Reggina, e dopo quello a cui abbiamo assistito in questi mesi, un dubbio, seppur paradossale, nasce quasi spontaneo: sembra quasi che ci si sforzi per disfare, in un modo o nell’altro, tutto ciò che di buono sta offrendo questa stagione, e che potrebbe offrire nel prossimo futuro. Raramente negli anni scorsi abbiamo vissuto un susseguirsi così schizofrenico di vicende legate alla curva, all’organizzazione dentro e fuori lo stadio, ad errori più o meno marchiati di comunicazione, a correnti mediatiche legate più a rapporti personali che a fattori calcistici. Non si vuole buttare la croce addosso a nessuno ma sol perché, probabilmente, le colpe sono attribuibili a tutti, nessuno escluso. Il solo risultato, però, è constatare l’agnosticismo, per non dire indifferenza, che avvolge le vicende di questa Reggina, che si ritrova a dover giocare (ed accadrà, a quanto pare, per tutta la stagione) senza il sostegno del tifo organizzato, roba mai vista a nessuna latitudine, nonché vittima non colpevole dello scetticismo che circonda la proprietà, a cui potranno certamente essere ascritte diverse colpe, ma non certo quella di voler mantenere i conti in ordine, che di questi tempi (ed in mancanza oggettiva di risorse “fresche”, interne ed esterne) dovrebbe essere considerata una virtù, quando invece proprio un ambiente favorevole ed entusiasta potrebbe creare le giuste condizioni per poter coltivare sogni di gloria, come già avvenuto in passato.

Chiediamoci dunque che ne sarà di noi, ma assumiamoci le giuste responsabilità, per non avere poi rimpianti su cosa poteva essere e non è stato…

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