L’impiego della pietra a contrasto del dissesto idrogeologico. Rammendiamo la Terra (DETTAGLI)

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Venerdì 18 maggio importante conferenza a Sala Sant’Anna, in via S.Anna II° tronco in Spirito Santo – Provveditorato di Reggio Calabria.

Si discuterà dell’importante problematica del dissesto idrogeologico e di come una vecchia risoluzione ovvero quella dei terrazzamenti in pietra, possa rappresentare una valida e quantomai moderna soluzione.

Di seguito il comunicato:

“I muri in pietra, abbandonati e cadenti, poiché deterioratesi a seguito del crescente abbandono della collina e intero entroterra, danno origine a un odioso e persistente dissesto idrogeologico, portatore di danni ingenti, per l’ambiente oltre che per le persone o cose.

L’idea progettuale mira al recupero dei
terrazzamenti e mitigazione al dissesto idrogeologico. Inoltre, nelle aree rese agibili dopo l’intervento, si devono poter riavviare delle pertinenti attività produttive.

In quei luoghi adatti, immaginiamo la reintroduzione dell’apicoltura, dedicando un nuovo schema organizzativo, mediante il coinvolgimento dei giovani, su delle oasi di piantumazione dedicata, lontano da contaminanti chimici e veleni, per giungere a una produzione sia di ottimo miele, sia di sciami da riproduzione.

Un’azione questa, che dopo una specifica formazione per la pratica lavorazione della pietra, attraverso appositi cantieri scuola, dislocati sull’intera area della città Metropolitana di Reggio Calabria, deve poter produrre; prioritariamente un concreto contrasto al dissesto idrogeologico e in aggiunta attività produttive rispettose di quel prezioso equilibrio ambientale e delle università.

TERRAZZAMENTI E MURI A SECCO

I terrazzamenti sono una testimonianza senza tempo delle fatiche contadine, meritevoli, per le loro diverse funzioni, di essere considerati un “bene comune”.

Sono depositari di valori storici e contribuiscono a dare identità al territorio e alla comunità presente.

Inoltre, costituiscono attrattiva per gli amanti del  paesaggio e della natura.
I terrazzamenti combinati con i fabbricati rurali, rivestono un interesse etno-antropologico riconosciuti dal codice dei
beni culturali e paesaggistici come: “testimonianze dell’economia rurale tradizionale”.

Giudichiamo non superfluo un approfondimento pertinente, affinché queste opere possano entrare in un autorevole circuito di tutela ambientale e del paesaggio, per giungere a un possibile riconoscimento come patrimonio dell’Unesco.

I terrazzamenti di Scilla/Bagnara ben si prestano a  queste finalità.

Una degna valutazione, concernente tutti questi manufatti dovrebbe indicare una via necessaria che porti verso la  condizione originaria e riabilitazione di un territorio, sancendo il principio dell’utilità codificata, sia sul versante
del contrasto al dissesto idrogeologico sia per ciò che attiene il miglioramento complessivo del paesaggio e sua biodiversità.L’azione da fare è quella di una ricognizione sullo stato di degrado dei luoghi, proprio per adattare il tipo di intervento da attuare, nelle diverse situazioni e per le diverse finalità.

Il recupero dei terrazzamenti oltre ad essere una tangibile testimonianza sul modo di coltivare in maniera tradizionale, costituisce, ancora oggi, un’opportunità di utilizzo intelligente del suolo collinare e montano.
L’esigenza passata, di coltivare le terre fino a quote elevate (750 m s.l.m.) imponeva al contadino la necessaria costruzione dei muri a secco, il più delle volte utilizzando la pietra locale, proprio per ricavare nuove superfici da
coltivare.

Le coltivazioni più comuni erano: oltre agli orti, uliveti, vigneti, frutteti e semina delle diverse qualità di grano.

In origine, i terrazzamenti, avevano come funzione principale quella di rendere possibile le operazioni di coltivazione nelle zone ad alta pendenza del terreno, rendendo pianeggiante l’area coltivabile e rallentando l’erosione del pendio, soprattutto durante le precipitazioni
invernali.

Con questo metodo sperimentato, il suolo mantiene un giusto grado di umidità rendendo possibile la piantumazione delle diverse varietà colturali. Il ricorso ai terrazzamenti, si rivelerà un ingegnoso sistema di edificazione dello spazio e metodo concreto di
organizzazione e salvaguardia del paesaggio.

I pendii terrazzati con il muro a secco, i drenaggi, le prese d’acqua, sono tecniche da sempre applicate su grande scala, in diverse parti del mondo.

Nelle nostre realtà, con una certa frequenza, si trovano, oltre al muro di terrazzamento, quello di divisione delle proprietà e quello lungo i sentieri e le vecchie mulattiere,con la funzione di collegare i diversi centri abitati con i campi da coltivare.

Ecco il comunicato completo in PDF

PUBBLICAZIONE RELAZIONE iniziativa del 18 maggio