È sempre festa delle donne.

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La festa delle donne è celebrata da tutti con mimose, cene e regali vari, eppure sono in tanti a non conoscere le reali origini di questa festa, l’esigenza di creare una giornata dedicata alle quote rosa e quali siano le problematiche ancora sussistenti nella nostra civiltà e in particolare nel nostro paese.

Cos’è la festa delle donne e quando è stata istituita? 

La festa della donna è un’occasione nella quale si ricordano tutti gli eventi e i fatti che hanno reso la donna finalmente e socialmente libera, libera di scegliere, di partecipare attivamente alla vita politica del proprio paese, di pretendere il riconoscimento degli stessi diritti e doveri riservati agli uomini, abbattendo di fatto, le barriere mentali che la società del XX secolo preservava con tanto astio. L’incendio di New York è uno degli eventi commemorati dalla Giornata internazionale della donna ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Giornata della donna.

Il primo evento cruciale che segna come data l’otto marzo, fu quando, alcune donne, manifestarono a favore della fine del primo grande conflitto mondiale, siamo nella Russia del 1917 dello zar Nicola II.
In Italia dobbiamo attendere più di vent’anni quando, nel 1944 (sul finire della seconda guerra mondiale), a Roma venne istituito l’ UDI – l’unione delle donne italiane che, decise di celebrare la festa della donne, proprio l’otto marzo.
Importante manifestazione del gentil sesso, si ebbe proprio l’8 marzo 1972 durante la quale nella capitale, fra i tanti temi, si palesò la questione relativa all’aborto e alla sua legalizzazione.

Eppure dando un’occhiata all’Italia, ancora nel bel paese qualcosa proprio non va, citando una parte di articolo dell’agenzia giornalistica italiana, l’Italia non ha proprio un buon curriculum sulla parità di genere:

“Il World Economic Forum ha degradato l’Italia dal 41° al 50° posto nella classifica mondiale sulla parità di genere (ma siamo meglio dello Yemen, consoliamoci). E stiamo peggio là dove l’uguaglianza di genere sembrerebbe più facile: parlo delle Università e degli Enti pubblici di ricerca, e della presenza (anzi della assenza quasi totale) di donne ai loro vertici.

Prosegue poi,

Le cifre sono chiare: nei dati CRUI si legge che ci sono 6 donne su 82 posti di rettore e se prendiamo i cinque principali Enti pubblici di ricerca italiani, oggi troviamo 0 (zero) presidenti donna e su 26 membri di Consiglio di Amministrazione le donne sono 2 (due). Questo non è colpa di Trump e neanche di marziani maschilisti. Ricordiamo che se nelle Università il rettore lo eleggono i professori (vergogna!), negli Enti di ricerca, invece, presidenti e consigli di amministrazione sono di nomina governativa. Le cifre vengono dalla tornata di nomine negli Enti fatte nel 2014-2016 dal governo precedente (non dall’attuale). Un disastro, nonostante parole e propositi, inutili, da anni.”

Dando un’occhiata al mondo della politica si evince che, le donne sono tendenzialmente più criticate dei colleghi uomini, spesso prese di punta con accuse oltraggiose, si pensi ad esempio a Chiara Appendino, Giorgia Meloni,  Virginia Raggi, Laura Boldrini – per citarne alcune, sulle quali sono state dette delle cattiverie che vanno oltre il colore o la competenza politica, critiche e appunti inaccettabili in un paese con la più bella costituzione del mondo.
Tema certamente non dimenticato è la violenza fisica sulle donne in Italia, che tutt’oggi resta un dramma, centinaia gli interventi quotidiani da parte delle forze dell’ordine, a fermare bestie che tutto sono meno che uomini. Chiudiamo nel ricordare le proteste in corso, che portano lo slogan #nonunadimeno – dei veri e propri scioperi di associazioni femministe coadiuvati da alcuni sindacati, per dire no alla violenza sulle donne e sulle ingiustizie tutt’ora presenti.

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