A tu per tu con l’artista: ai nostri microfoni il reggino Antonino Bova

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di Christian Fiorenza – Continua il nostro spazio riservato alla cultura, oggi siamo andati ad intervsitare una delle più importanti promesse reggine in campo musicale, stiamo parlando di Antonino Bova, reggino doc appunto, che ha dovuto lasciare la sua città per trovare fortuna lì dove l’arte e la musica costituiscono il perno centrale nella vita culturale della popolazione.

Di seguito la nostra intervista;

È arrivata molto presto la tua esperienza da solista all’estero, cosa si prova a suonare con professionisti in una sala presidenziale?

“Mi ritengo molto fortunato, suonare è la cosa che mi rende più felice e quando mi permette di entrare a contatto con nuove culture, di visitare nuovi posti e di conoscere altre persone, credo rappresenti il binomio perfetto. Adoro la musica in ogni sua sfaccettatura, in particolar modo la classica. L’esperienza in Albania è stata un’occasione da prendere al volo e così ho fatto! L’emozione c’è stata e anche tanta, chi fa questo mestiere può convivere con essa ma deve imparare a gestirla. Porterò con me un ricordo bellissimo e soprattutto l’onore ed il piacere di aver fatto nuove conoscenze istituzionali e nel campo musicale.”

 

L’orchestra che vi ha accolto è un’orchestra del luogo, cosa pensi dell’Albania? Hai notato differenze con le orchestre italiane?

“Nella mia breve carriera ho suonato con diverse orchestre ma forse non così tante da fare un paragone appropriato. Posso dire che il livello è abbastanza alto, dato che si tratta di un’orchestra composta principalmente da professionisti. Sono rimasto colpito da questo popolo in generale, non solo dal punto di vista musicale. Si tratta di gente ospitale che adora divertirsi e soprattutto molto nazionalista, fiera di come stia cercando di rialzarsi dopo il terribile periodo storico-politico che l’ha contraddistinta! Inutile ricordare anche alcuni aspetti comuni che ci legano, data la vicinanza geografica.”

 

Hai detto che adori principalmente la musica classica, per quale motivo? Che rapporto hai con gli altri generi musicali?

“Secondo il mio punto di vista, la musica classica rappresenta la madre di tutti gli altri generi musicali. Il motivo principale che mi ha spinto ad esserne completamente devoto al punto da scegliere di continuare gli studi universitari con essa è la bellezza e il valore educativo e civile che riesce a trasmettere.
Richard Wagner diceva ‘’Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica.” Credo non ci sia frase più azzeccata.
Basti pensare al concerto per l’inizio dei mondiali di calcio, la parata della festa della Repubblica, il concerto di capodanno ecc. Sono alcuni degli eventi musicali che coinvolgo l’intera società e che perché no spesso vanno a contaminare le scelte sociali economiche e culturali di una popolazione!
Nonostante ciò, ascolto tutti i generi musicali: dal Jazz al Pop, dal Rap al nuovissimo Trap. È la musica che seguono la maggior parte dei miei coetanei e per certi versi anch’io. Non puoi estraniarti completamente dal resto della società, nel futuro che sogno vorrei che tutti si interessassero, anche solamente per il proprio bagaglio culturale della così detta ‘musica colta’, che studio da quando avevo 6 anni, e non potrei desiderare questo se non mi interessassi anch’io di ciò che si interessa la maggior parte della gente, anche perché non tutta la musica appartenente ai nuovi generi è ‘musica spazzatura’.”

 

Cosa ti ha fatto innamorare della vita orchestrale, al tal punto da farla diventare il tuo lavoro?

“Da piccolo, alla domanda ‘cosa vorresti fare da grande’ rispondevo: ‘il veterinario’, perché adoro gli animali. Capii sin da subito però che la mia strada sarebbe stata un’altra, quando presi parte ad un meraviglioso concerto in una cornice fantastica, quella del teatro antico di Taormina: cantai in qualità di voce bianca solista nei chichester di Bernstein. Fu un’esperienza fantastica, e ringrazio l’incoscienza degli 11 anni che non fece nascere in me l’emozione che adesso avrei sicuramente avuto! Devo quell’evento e il mio avvio alla musica in generale alla mia splendida famiglia senza la quale non avrei neanche oltrepassato la porta di casa e all’amico e M° Roberto Caridi, il quale considererò per sempre il mio padre musicale. Da sempre attivo nello scenario culturale della nostra città che a lui deve molto.”

 

Parte tutto dal conservatorio F.Cilea, come nasce questo sogno?

“Per me l’unico sogno di cui si può parlare è riuscire a vivere di ciò che ti rende felice, e nel mio caso, cioè mi rende felice è fare musica. Vedere il sorriso di un bambino nel sentire il suono buffo e giocoso del fagotto nel solo del nonno in ‘Pierino e il Lupo’ di Prokofiev, o le lacrime di una ragazza che si emoziona sentendo il secondo tempo del concerto di Mozart o il primo della sonata di Saint-Saëns, rappresentano emozioni senza fine!
Il conservatorio F.Cilea è stata la mia seconda casa per sette anni. Credo rappresenti tutt’ora un’eccellenza Reggina e non solo, destinazione continua di tantissimi professionisti della musica provenienti da tutte le parti d’Italia. Nella fattispecie, ho avuto l’onore e il piacere di studiare con professori affermati a livello nazionale e non solo. Mi piacerebbe ricordare i miei due insegnanti di fagotto il M° Vergine e il M° Inconis, e ancora i miei insegnanti di storia della musica e di Armonia, rispettivamente il M° Pitarresi e il M° Calabrese. Ne approfitto anche per fare un enorme in bocca al lupo alla neo direttrice la prof.ssa Grande, al vice direttore Barillà e alla presidente Nicolosi, per una serena amministrazione. Di spessore anche gli anni trascorsi in orchestra giovanile, con i Maestri Dario Siclari e Cristina Caridi, che tanto si dedicano ai giovani musicisti reggini.”

 

Reggio Calabria è il tuo luogo natale, adesso vivi a Milano, che messaggio vorresti mandare alla città? Cosa manca dal punto di vista artistico e musicale secondo te?

“Vivo e lavoro a Milano da due anni e posso dire onestamente di conoscere neanche il 10% di questa meravigliosa città! Mi ritengo fortunato ad essere finito quasi per caso nella metropoli lombarda, a mio avviso uno dei centri sportivi, economici, culturali più all’avanguardia e più attivi del mondo. Reggio però è la mia città del cuore, per me la più bella del mondo, la città in cui, chissà, un giorno tornerò a viverci! Qui è dove sono cresciuto, dove vive la mia famiglia e i miei amici più stretti, non è stato facile allontanarsi. La propria provincia ha dato i natali a tantissimi artisti che hanno contribuito a fare la storia della cultura italiana, basti pensare a Cilea, Boccioni, Preti, Campanella, Alvaro ecc. Dispiace molto che, ad oggi, il massimo teatro cittadino sia chiuso e senza una stagione musicale, aperto per eventi occasionali. Reggio meriterebbe di più, i reggini meriterebbero di più. È un dato di fatto che ci sarebbero problemi più grandi da gestire prima di questi, ma perché non ripartire dalla cultura? La sensibilità da parte della gente c’è, basterebbe solamente attivarsi. È semplicemente una questione di priorità!”